venerdì 19 agosto 2011

La compassione buddista come modello di Business

di FABRIZIO ULIVIERI

Che il capitalismo sia in crisi come modello non c'è ombra di dubbio. Che le democrazie siano le grandi malate del momento è altrettanto assodato. Il problema di questi modelli è il vuoto di valore. Ciò che manca nel capitalismo, che da selvaggio si è convertito in eugenetico (cioè selettivo nella scelta mirata dei suoi movimenti/attacchi finanziari; si veda il mio articolo: http://milanprincipe.blogspot.com/2011/07/il-capitalismo-eugenetico.html), è il valore etico, o valore tout court.
Ho trovato assai interessante il video di Chade-Mang Tan "Everyday Compassion at Google" su TED: http://www.ted.com/talks/chade_meng_tan_everyday_compassion_at_google.html che ci mostra una compassion in action ispirandosi al pensiero di Matthieu Ricard (http://fora.tv/2009/10/16/Matthieu_Ricard_Speaks_on_Compassion).
E’ un tentativo, un tentativo di situare un valore all’interno della crisi dei valori. E’ anche una tendenza di un certo Marketing (vedi Philip Kotler “Marketing 3.0”).
Certo il tentativo di usare un concetto dinamico come la compassione buddista nel creare business (o nel marketing, aggiungiamo noi) è interessante e meriterebbe di essere approfondito. Certo è il momento di ripensare al vuoto che il capitalismo eugenetico ha lasciato dietro di sé, trascinandosi dietro le democrazie ormai indebolite (e indebitate) dalla sua potenza, e trovare dei valori da iniettare nella vacuità di un nulla fatto solo di denaro e di assenza di ideali.
 Le democrazie (gli Stati) possono riuscire a rilanciare l'economia solo attraverso la competitività e non puramente attraverso una politica che miri al contenimento del debito pubblico. Il capitalismo (eugenetico) ha completamente tolto il senso della partecipazione alla “coscienza collettiva di responsabilità”[1] e eliminato gli ideali(smi). Difficilmente però potrà esserci competitività senza valori forti (soprattutto). La produttività potrà 
essere messa in moto solo agganciandola a valori che la sostengano. In primo luogo cultura e formazione.

[1] Lo ha ben colto Mark Schieritz in DIE ZEIT del 28 luglio 2011, vedi “Raus aus dem Schuldenloch”: “ Wir wollen Sozialleistungen wie in Skandinavien, aber Steuern wie in Sambia. Wir wollen gute Universitäten, aber keine Studiengebühren. Wir wollen eine funktionierende Verwaltung, aber keine neuen Beamten. Wir wollen eine gemeinsame Währung, aber keine Verantwortung für die Griechen übernehmen”

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