venerdì 24 settembre 2010

GRANDE CINEMA ALL' ISTITUTO EUROPEO



Nella Foto George Clooney in un momento drammatico del film

 Da oggi l' ISTITUTO EUROPEO inizia una rubrica di cinema, con recensioni sui film più attuali. La firma è del nostro grande critico Milan Principe. Buona lettura e buon divertimento.
Oggi The American di Anton Corbijn.






THE AMERICAN


REGIA: Anton Corbijn

SCENEGGIATURA: Rowan Joffe

ATTORI: George Clooney, Bruce Altman, Violante Placido, Thekla Reuten, Paolo Bonacelli, Filippo Timi, Irina Björklund, Samuli Vauramo, Björn Granath

GENERE: Drammatico, Thriller

DURATA: 103 Min





L’inizio è un po’ da cartolina illustrata. La Svezia. La neve. La casetta di legno con le finestre illuminate nella foresta. Una coppia che esce e si avvia a passeggio affondando le gambe nella neve soffice: Jack (George Clooney) con una barba molto intonata al bianco del paesaggio e la bella Ingrid (Irina Björklund ), il cui ruolo nel film è destinato quasi ad una comparsata.

D’improvviso uno sparo ed il film entra in azione. Jack fa un macello.

Si salta a Roma. Jack non ha più la barba. Dalla neve al sole.

Lo inseguono, vogliono farlo fuori. E’ a Roma per essere aiutato. Cerca un contatto. Il contatto, Pavel (Johan Leysen ), arriva, gli dà una macchina e gli dice di recarsi in Abruzzo e di stare lì per un po’.

Fin dall’inizio il film si muove molto per stereotipi. Non per personaggi. Clooney appare piuttosto legnoso, tozzo. Pare recitare più che un personaggio uno schema.

A parte l’inizio, il film è tutto girato nell’aspro Abruzzo, ma poco cambia. Poteva anche essere girato nel Bronx. C’è poca sensibilità per una cultura altra. Poca voglia di rappresentarla se non come un riflesso dell’azione del film.

Ma proviamo a prendere sul serio il film. Che uomo può essere un uomo come Jack? Non ha passato, non ha presente, non ha futuro. Ma esiste un uomo così? Che pensa? Ha un’anima?

In quel di Abruzzo Jack non ha contatti eccetto che Pavel (per telefono), padre Benedetto ( Paolo Bonacelli), che appare un prete dal passato equivoco e molto intrusivo, e una misteriosa Mathilde (Thekla Reuten) che richiede a Jack, esperto artigiano, un’arma speciale per uccidere (“chi” lo sapremo solo alla fine). Però in molti lo cercano per ucciderlo.

Questo è la sua esistenza: Jack non pensa, agisce.

L’anima di jack la scopriremo solo quando incontra Clara (Violante Placido), una prostituta di cui alla fine si innamora.

Jack, si capisce ben presto, è un uomo senza futuro. Le basi su cui costruire un futuro sono vacillanti come quelle del film di riuscire a costruire un thriller che ti entusiasmi. “Il Giornale” qualche settimana fa l’aveva messo come il “film sconsigliato della settimana”. Non a torto, forse.

Anche una scena di sesso che nelle intenzioni del regista forse avrebbe dovuto essere hard, in verità risulta piuttosto moscia e spenta.

L’inseguimento in vespa del killer svedese che era venuto dal lontano paese scandinavo per uccidere Jack è probabilmente la cosa più elettrizzante del film.

Se c’è una cosa che Jack riesce a trasmettere, bucando lo schermo, è il senso di solitudine e l’impossibilità di vivere rapporti normali di una vita normale a causa della sua professione (killer).



Di buona fattura le immagini finali.

Meglio vedere un altro film comunque, questo è il mio consiglio.


Milan Principe



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